Percezione del rischio e Covid-19: A cosa sei disposto a rinunciare?Tempo di lettura stimato: 6 min

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di Emilio Pirraglia

Immagina di essere a capo del mondo. Ebbene, il capo del mondo deve prendere decisioni molto importanti, che condizionano la vita di miliardi di persone. Sei arrivato a questa posizione perché sei una persona brillante, che sa il fatto suo, e prende decisioni giuste per la maggior-parte delle persone. Ricevi delle critiche, ma sei sereno, agisci per il bene comune, e ti avvali di esperti consiglieri.

Un giorno sei nel tuo ufficio a guardare fuori dalla finestra, ammiri il parco ben curato dai tuoi giardinieri, gli alberi in fiore e le aiuole perfettamente simmetriche sul prato verde smeraldo. Ad un tratto vieni disturbato dal tuo scienziato di fiducia, che, in camice bianco, entra trafelato nella stanza, senza neanche bussare: “Capo c’è un problema. Abbiamo scoperto che, l’anno scorso, per via dell’eccessivo inquinamento atmosferico, sono morte sette milioni di persone in tutto il mondo! [1] Se non riduciamo i contaminanti e i rifiuti prodotti, il numero aumenterà di anno in anno.”

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Ti volti sorridendo, come un padre rivolgendosi al figlio: “mio caro, siediti e prendi un bicchiere d’acqua. Cosa succederebbe al mondo se ostacolassimo la produzione? Quante persone rimarrebbero senza lavoro, e quante senza cibo? Molte di più di quei tre milioni! Accettiamo questo sacrificio affinché la maggioranza viva bene.”

Un paio di settimane dopo sei di nuovo alla finestra ad ammirare il panorama, indugi con lo sguardo su un passero che sta accudendo due pulcini nel suo nido. Il sole brilla alto nel cielo e si riflette nel laghetto pieno di ninfee al centro del giardino, riesci a scorgere anche alcune rane. Il suono dalla sirena di un’ambulanza irrompe non desiderato, fa volare via il passero, gli anfibi si buttano a capofitto nel laghetto. Qualche istante dopo un’altra sirena e poi un’altra ancora. Il rumore si fa costante e rovina irrimediabilmente la quiete del pomeriggio. Con la fronte corrucciata ti siedi alla scrivania preoccupato, fai chiamare al tuo cospetto lo scienziato di fiducia.

 

Perché la pandemia da Covid-19 viene percepita molto più pericolosa dell’inquinamento, da indurre i governi a prendere decisioni drastiche, sottovalutando, invece, il problema ambientale?

Se dovessimo guardare ai numeri e all’impatto che stanno avendo sull’umanità, sia il Covid-19 che l’inquinamento, dovrebbero essere presi sul serio entrambi. Il primo male è stato affrontato di petto da metà dei governi del mondo, mentre il secondo riceve attenzioni piuttosto blande. L’economia comportamentale può venirci in aiuto per formulare una possibile risposta a questa “anomalia”. Nello specifico prendiamo in prestito alcuni concetti della Prospect Theory [2], un caposaldo della materia, postulata da Kahneman e Tversky. Gli esperimenti dei due studiosi dimostrano che perdite e svantaggi hanno maggior impatto sulle nostre scelte rispetto ai potenziali guadagni [3]. Inoltre, come essere umani, tendiamo a sovrastimare gli eventi certi in comparazione a quelli incerti.

Ad esempio: la maggior-parte della gente di fronte alla scelta di perdere sicuramente 100 € o avere la probabilità del 90% di perderne 115 €, sceglierà la seconda opzione [4], sfruttando il 10% di possibilità di non perdere niente. Il calcolo delle probabilità, però, indicherebbe la prima scelta come quella razionalmente corretta.

A questo concetto sommiamo il fatto che noi umani tendiamo a sottostimare o sovrastimare gli eventi, in base alle informazioni a cui siamo esposti.

Se al telegiornale si parla spesso di atti terroristici saremo portati a credere che potremmo rimanere facilmente vittima di un attacco, anche se le probabilità che la cosa accada siano infinitesimali.

Applichiamo questi due spunti alla situazione che stiamo vivendo in questo triste periodo. Le ambulanze, gli ospedali pieni, conoscenti ammalati o che addirittura perdono la vita, rendono il Covid-19 una minaccia facilmente inquadrabile, percepibile e perseguibile, da affrontare a viso aperto. Accettiamo di mettere a rischio per lungo periodo il nostro sistema economico, il quale perde notevolmente importanza di fronte al rischio di perdere la vita.

Gary Strokes, cofondatore di Ocean Asia, sull’isola di Soko (foto Reuters)

L’inquinamento influisce sulle nostre vite in maniera impercettibile, riusciamo ad abituarci di volta in volta a piccoli cambiamenti, senza quasi accorgercene, limitando la nostra capacità di avvertire la minaccia come incisiva. Inoltre, attuare scelte di riduzione delle emissioni e della produzione di rifiuti, ci porterebbe a modifiche sostanziali dei nostri stili di vita, con la concreta possibilità di perdere il benessere acquisito (per le economie occidentali) o in acquisizione (per i paesi ad alto tasso di crescita). Quando possediamo qualcosa, ancorché l’utilità che ne ricaviamo sia marginale, tendiamo ad attribuirgli più valore di quello che ha [5].

In Conclusione…

Come esseri umani siamo naturalmente spaventati dalle perdite, più di quanto siamo interessati ai guadagni. La nostra percezione di perdita è influenzata dalle informazioni che abbiamo, e da quanto la riteniamo probabile. Se un rischio di perdita viene percepito come basso, statistiche e ricerche che ne dimostrano il contrario, corrono il rischio di rimanere sterili cifre e parole su carta. Percepiamo molto più disagio quando ci rendiamo conto di aver perso una banconota da cento euro, al momento di pagare la spesa, che quando vediamo scritto sul nostro monitor meno cento euro sul conto corrente, a saldo di commissioni bancarie impreviste. Maggiore è il rischio di perdita percepito, più facilmente saremo disposti ad attuare azioni e ad accettare decisioni che limitano questo rischio, per quanto dolorose esse siano.

 

Tornando al caso specifico del Covid-19, la palpabile possibilità di perdere la vita ci fa accettare limitazioni e rinunce economiche (oltre alle limitazioni delle libertà personali), più facilmente di quanto saremmo disposti a fare per limitare l’inquinamento atmosferico, che pure ha un impatto notevole sulla nostra sopravvivenza.

 Sotto uno schema riepilogativo delle due diverse percezioni:

EVENTO →

PERCEZIONE/AZIONE ↓

PANDEMIA COVID-19

INQUINAMENTO

Percezione Percepisco un pericolo di vita reale (mia e dei miei familiari), più importante di qualsiasi rischio economico. Non percepisco un pericolo di vita reale, a fronte di un rischio reale di perdere il mio attuale stato di benessere economico.
Azione Le attività economiche passano in secondo piano e possono essere ridimensionate. Le attività economiche rimangono in primo piano, non posso rischiare di perdere il benessere acquisito.

 

La comparazione delle statistiche relative ai due fenomeni, seppur diversi per portata, dimensione ed effetti, porta ad una riflessione. Per l’emergenza Covid-19 si sono realizzate misure contenitive repentine e drastiche atte a ridurne l’impatto in un breve arco temporale. Stiamo sperimentando la perdita di alcuni benefici che avevamo. Questa esperienza può rappresentare uno spunto per affrontare di petto anche la questione inquinamento, permettendoci di riflettere sulle paure che avevamo di fronte ad alcune rinunce, per salvare le nostre vite nel medio e lungo periodo.

 

Riferimenti bibliografici

[1] The Lancet The 2019 report of The Lancet Countdown on health and climate change: ensuring that the health of a child born today is not defined by a changing climate”. (November 13, 2019)

[2] Kahneman, Tversky Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk”. Econometrica, Vol. 47, No. 2. (Mar., 1979), pp. 263-292

[3] Kahneman, Tversky Loss Aversion in Riskless Choice: A Reference-Dependent Model”. The Quarterly Journal of Economics, Vol. 106, No. 4 (Nov., 1991), pp. 1039-1061

[4] Adattato da Kahneman “Thinking, Fast and Slow”. (2011)

[5] Thaler “Toward a positive theory of consumer choice”. Journal of Economic Behavior and Organization 1(1980) pp. 39-60.

 

Emilio Pirraglia è Dottorando di ricerca in Business & Behavioural Sciences. Laureato in Economia Aziendale, ha accumulato esperienza in diverse aree di Marketing, quali lo Strategico e Analisi di mercato. Interessato allo studio di metodi per una comunicazione efficace e agli strumenti che portano all’instaurazione di rapporti di fiducia nel settore business to business.

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4 thoughts on “Percezione del rischio e Covid-19: A cosa sei disposto a rinunciare?Tempo di lettura stimato: 6 min

  1. Al solo fine di accettare l’invito nel commentare l’articolo, si riportano di seguito previ note sulla “sensazione” provata a seguito della lettura. Non si ha la pretesa di poter apportare un contributo o una critica al medesimo, poichè non dispongo delle competenze necessarie, ne ho approfondito i riferimenti bibliografici indicati, tuttavia quanto segue è una mera conseguenza di ciò che ho percepito e del pensiero che è scaturito dalla lettura.
    Si è descritto il comportamento dell’uomo e purtroppo non mi sembra di trovare soluzioni (vi prego smentitemi). L’assenza di percezione di una perdita, inquinando il pianeta, sembra sia un problema senza soluzione. Magari tale articolo è uno spunto di riflessione proprio per invogliare il lettore a trovare/proporre soluzioni. Il citato Capo del Mondo oggi quale scelta dovrebbe prendere? Per fare in modo che il pianeta resti in vita, dovrebbe cambiare i processi produttivi ed imporre uno stile di vita differente a tutti gli abitanti. Come attuare tutto questo….presumo che anche un regime totalitario, di tipo ambientalista, avrebbe difficoltà.
    Arrendersi alla natura del pensiero dell’uomo è difficile, ma sembra quasi inevitabile. Destinati quindi all’estinzione? Forse si. Basta pensare alla risposta data da Qualcuno, considerato dai più un luminare per il suo tempo, in cui alla domanda “quali saranno gli effetti sul lungo periodo” rispose: “non preoccupatevi, nel lungo periodo saremo tutti morti”. La questione sollevata è quindi legata a tale logica: scelgo il presente, tanto mi interessano poco gli effetti del lungo periodo, perchè non ancora ne percepisco il pericolo.
    A questo punto mi chiedo, quale possa essere la soluzione per variare la tendenza, e preoccuparmi di un futuro che probabilmente (spero) non vivremo. Il Capo del Mondo, dovrebbe razionalizzare le risorse disponibili? Presa contezza della circostanza che l’uomo può crescere, in termini numerici, senza limiti, mentre il pianeta che lo ospita è fisicamente limitato, in spazi e risorse, l’equazione dovrebbe essere semplificata rapportando il numero della popolazione con il totale delle risorse, con il vincolo dettato dalla natura del pianeta a poter ri-generare le risorse stesse. Da tali concetti base, l’applicazione dovrebbe poi passare per il controllo delle nascite (o meccanismi similari), proprio per garantire lo spazio disponibile. Ditemi che sono in errore, perchè se non ricordo male, tempo fa, un soggetto non equilibrato con i baffetti, finito al potere, mi sembrava parlasse proprio di spazio vitale, non vorrei che vanga ricordato come un ambientalista o similare. Ma a questo punto, quali possono essere le soluzioni? Confido che l’articolo porti ad un dibattito utile a creare consapevolezza/soluzioni, da proporre a chi è chiamato a prendere importanti decisioni.

    1. Caro Fabio, grazie davvero per il tuo commento. Siamo felici di aver fatto nascere una riflessione così intensa e corposa. Emilio, l’autore dell’articolo, ci tiene a ringraziarti e ci fa pervenire questa risposta.

      “La consapevolezza di prendere decisioni basate per gran parte da spinte irrazionali, già sarebbe un primo passo per affrontare le grandi questioni con un approccio diverso. La paura di perdere il benessere acquisito però, potrebbe rappresentare una resistenza sempre troppo forte da vincere. La maggioranza delle persone rinuncerebbe a portarsi dietro una comoda bottiglietta di plastica piena d’acqua? La maggioranza delle persone rinuncerebbe a mangiare carne tre-quattro volte a settimana? Se il paradigma economico-sociale rimane lo stesso, ossia crescita continua, la salvezza potrebbe venire solo da tecnologie dirompenti che mantengano i nostri standard di consumo con minore impatto ambientale (la sola carne prodotta in laboratorio a prezzi e gusto competitivi potrebbe fare la differenza). Qui torniamo agli esperimenti citati nell’articolo: “preferisco scommettere che non perdo niente, con la probabilità di perdere tutto, piuttosto di scegliere per certo di perdere qualcosa.”

  2. Credo che l’articolo abbia l’importante merito di porre in evidenza due fenomeni rilevanti, che ci devono fare profondamente riflettere:
    1. la scarsa capacità di discernimento umana di fronte al pericolo (data dal parallelo di una minaccia incombente e percepita come a noi strettamente riferita e una di cui si sa dell’esistenza ma che proprio per il suo proiettarsi in un periodo molto lungo perde la sua forza persuasiva).

    2. Il potere che hanno sulla mente umana i mass media, in quell’ “esposizione all’evento potenzialmente dannoso” è racchiusa tutta la forza e l’influenza degli strumenti di comunicazione di massa odierni sulla nostra vita, in grado davvero di modulare i contenuti che desiderano e nel modo in cui lo desiderano.

    Credo in definitiva che la lezione fondamentale da raccogliere sia questa: la vicenda del Covid-19 ci insegni a capire che di fronte alle minacce dell’esistenza esiste nella gran parte dei casi una nostra precisa responsabilità: sta a noi poter porre rimedio attraverso stili di vita più evoluti, sostenibili e maturi.

    1. Ciao Francesco, grazie mille per il tuo commento. Siamo lieti che tu abbia apprezzato l’articolo e condividiamo le tue riflessioni.
      L’infodemia è senza dubbio un ulteriore aspetto di questa vicenda che merita molta attenzione.

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